-REVIEW- UNpure.it about "Sail into the Black" EP

October 20, 2016

 

Avete presente un diamante grezzo? Io no, ma questo non è importante nell’ottica della metafora che sto per fare, basta capirne il senso. L’oggetto assimilabile a questo diamante grezzo è da identificare neiWolfear, band salernitana, che con Sail Into The Black ci consegnano il loro primo lavoro, ovvero un EP composto da ben sei pezzi. I Wolfear ci presentano un sound molto interessante in cui il sostrato è chiaramente thrash, sul quale vengono impiantati vari elementi provenienti da diverse correnti, come il groove, il death e l’heavy. Tutto questo risulta essere parecchio interessante se non fosse per la confusione che si avverte in alcuni passaggi e che fa perdere un po’ il ritmo all’ascoltatore. Ovviamente a giustificare l’aggettivo “diamante” ci sono diversi elementi, come l’ottima capacità tecnico-attitudinale e la buona interpretazione della voce, che sono degli interessanti punti di partenza per impostare un discorso più ampio e ben definito. L’EP si apre con la titletrack Sail Into The Black, con chiaro riferimento al celebre poema di Coleridge, Rime of the Ancient Mariner, e tratta la tematica del viaggio/redenzione, e qui i Wolfearsono molto bravi nell’esprimere la sofferenza e la drammaticità del momento, creando un climax oscuro e straziante, dove le sferzate di black ci aiutano nell’immersione in questo vortice nero. Con la successiva My Truth si cambia registro passando ad un thrash più energico e veloce, ma non troppo originale e un po’ scontato. Interessante e dal gusto molto groove  Beyond the Line, brano molto articolato e che a tratti richiama alla mente i Lamb Of God. Da rivedere invece il brano conclusivo, che nonostante i diversi ascolti continua a crearmi confusione, dato che alterna una parte lenta dal sapore rock che tira avanti per quasi l’intera durata con un ritmo cupo e sofferto, per poi cambiare registro negli ultimi 25 secondi e trasformarsi in sfuriata metal molto confusionaria, rovinando tutto il phatos creato e guastando decisamente il finale.

I Wolfear potrebbero risultare indigesti a chi non apprezza le contaminazioni, ma a quelli che cercano innovazione e sperimentazione piaceranno sicuramente. L’unico appunto da fare riguarda la già citata confusione che si avverte in alcuni passaggi che va ad alterare il giudizio verso il basso. Quando decidi di sperimentare devi aver ben chiara la struttura del brano che vuoi realizzare, poiché non essendo per nulla facile mischiare generi diversi, il rischio è molto alto. Non ci resta che attendere il prossimo lavoro.

Voto: 6.5/10

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